Le
grotte di Toirano
Alla scoperta dei misteri della natura .. - .. altre foto
in sezione "multimedia"
Distanza da Laigueglia: Km. 29
Uscire da Laigueglia
• Continuare su: SP1
• Attraversare Alassio
• In prossimità di Galleria Barbona,
Continua dritto
• Continuare su: Regione Prati d'Arroscia
• Prendere Regione Martinassi
• Continuare su: Regione Costa di Borso
• Attraversare Bastia I
• In prossimità di Neva, Continua
dritto
• Alla rotonda, prendere la 1° uscita
Continuare su: SP582
• Girare a destra: A10 / E80
• Alla rotonda, prendere la 2° uscita
• Alla rotonda, prendere la 1° uscita
Continuare su: SP60
• Girare a destra: SP25
• Girare a sinistra: Via Alle Grotte
• Arrivo: Grotte di Toirano, centro
Risalendo la Val Varatella, poco oltre Toirano, si incontrano i contrafforti di un massiccio calcareo di dolomiti grigie, solcato da una serie di valloni, in cui si aprono oltre 150 caverne naturali, tutt’oggi oggetto di ricerca da parte di studiosi internazionali. Il complesso delle grotte di Toirano, aperto al pubblico nel 1953, dopo le opportune opere di sistemazione, è gestito direttamente dal Comune e costituisce oggi una delle maggiori attrattive che l'entroterra della Riviera Ligure di Ponente offre al turismo italiano, con un numero di visitatori superiore alle 110.000 unità all'anno.
Le grotte di Toirano, in provincia di Savona, sono un complesso di cavità carsiche di rilevanza turistica, particolarmente note per la varietà di forme di stalattiti e stalagmiti, per la loro estensione, per la perizia con cui le guide illustrano il percorso turistico lungo oltre un chilometro, per il ritrovamento di tracce dell'homo sapiens di oltre 12.000 anni fa e resti di ursus spelaeus di circa 25.000 anni di età.
Il territorio toiranese e dell'intera Val Varatella è ricco di circa trecento cavità naturali. Alcune di esse, come la grotta del Colombo, contengono testimonianze del Paleolitico inferiore e medio e hanno conservato tracce di presenze umane (Uomo di Neandertal) e animali (Ursus spelaeus). Altri reperti sono stati rinvenuti nella grotta di Santa Lucia, occupata a partire dal periodo Musteriano, e in molte altre cavità, frequentate fino alla romanità.
Tra le cavità
più famose in abito nazionale ed internazionale vi è sicuramente
la grotta della Bàsura o della Strega. Scoperta nel 1950 da alcuni
ragazzi di Toirano, è ricca di importanti e pregiate testimonianze
dell'uomo primitivo di epoca epigravettiana. In alcune sale e corridoi sono
stati rinvenuti un cimitero di orsi delle caverne e segni carboniosi sulle
pareti provocati delle torce usate dagli uomini-cacciatori. Diverse impronte
di mani e ginocchia impresse nell'argilla sono visibili lungo il percorso,
ma la parte più interessante è la cosiddetta Sala dei Misteri,
che è anche la parte terminale della grotta. Qui si trovano sette
impronte di piedi, ricoperte da un velo calcareo, tra cui quella di un fanciullo.
Sulla parete di fondo si notano conficcate pallottole di argilla scagliate
probabilmente contro gli autori delle impronte, a scopo iniziatico per i
giovani cacciatori. Qualcosa di simile sopravviveva ancora tra i Lapponi
del XVII secolo che usavano gettare palle di fango contro una pelle d'orso
come rituale magico. Un'altra ipotesi vuole che i riti fossero legati alla
sopravvivenza, come possibile "esultanza" per essere rimasti incolumi
dall'esplorazione della grotta; ma una risposta chiara e definitiva, probabilmente,
non si saprà mai. La grotta è collegata, tramite un tunnel
artificiale, con la vicina grotta di Santa Lucia Inferiore. L'itinerario,
lungo poco più di 800 metri, è perfettamente attrezzato per
ospitare presenze turistiche e registra annualmente una media di poco meno
di 100.000 visitatori.